lunedì 2 gennaio 2012

un giornale è un giornale

Da ieri Liberazione non esce più in versione cartacea ma solo on-line. Più di 50 posti di lavoro sono a rischio, oltre che l'esistenza stessa di un giornale che rappresenta una voce critica. Liberazione insieme all'Unità è stato il primo quotidiano che ho letto. Era il 1999. La guerra in Kosovo, i bombardamenti umanitari, il governo D'Alema, le manifestazioni studentesche. Un bel giornale, quello diretto da Curzi. Sapeva parlare a molti, ospitava tanti dibattiti, stupende le prime pagine con la grande foto a colori e il titolone sempre azzeccato (mica come quelli scompiazzati e mal riusciti stile Manifesto di ora). Ai tempi di Curzi vendeva più di diecimila copie. Oggi arriva alla chiudura dell'edizione cartacea per problemi economici. Ferrero scarica tutta la colpa sui tagli ai fondi per l'editotoria. E' vero, quei tagli sono micidiali e sono l'atto ultimo. Tuttavia Liberazione sconta anche tantissimi gravi errori, cominciati nell'era Sansonetti e proseguiti con Dino Greco. Il primo l'aveva trasformata in un giornale esageratamente radical-chic e il secondo l'ha trasformata, sotto la spinta del Prc, in un triste bollettino di partito, e per una sinistra che voglia riprovare a parlare a quanta più gente possibile non c'è strumento peggiore della Pravda. Speriamo che torni in edicola e speriamo che torni a fare il giornale e non il bollettino.

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