Veltroni di è dimesso. In 16 mesi ha devastato tutto. Ha generato la caduta di Prodi, rimesso in carreggiata Berlusconi, perso la città di Roma, perso le elezioni politiche, aiutato la devastazione della sinistra, spostato ancora più a destra il sistema politico, costruito e rafforzato una dirigenza locale di ladri e affaristi.
Ha fatto passare nel popolo "progressista" l'idea che in Italia non c'è bisogno della sinistra, che il Pd è autosufficiente, che il sistema politico si stabilizza con gli sbarramenti elettorali alle elezioni europee. Veltroni e tutto il suo gruppo dirigente hanno sdoganato il federalismo fiscale, un razzismo di stampo democratico e moderato, ma che sempre razzismo rimane. Sull'università i democratici Toscani sono in prima fila per la trasformazione delle università in fondazioni.
In 16 mesi Veltroni ha cambiato e incrinato la democrazia in Italia spianando il terreno a Silvio Berlusconi e ai suoi obiettivi politici autoritari, razzisti e capitalistici.
Certo l'inesistenza della Sinistra pesa, e le responsabilità di tale inesistenza vanno indagate a fondo senza utilizzare solo come salvacondotto Veltroni e le sue scelte. L'obiettivo resta una Sinistra nuova, diversa nei contenuti e nelle pratiche. La Sinistra resta da costruire.
Ma ora non si può accettare che la caduta di Veltroni venga fatta passare per la svolta a sinistra del Pd, come se tolto Veltroni il Pd diventasse quello che non è mai stato e che non potrà mai essere: un partito di sinistra capace di fare delle scelte ben precise.
Chi assumerà la guida del Pd è stato corresponsabile delle scelte attuate fin'ora e porta con se tutte le responsabilità del carrozzone democratico dalla sua nascita fino ad oggi.
Il Pd non è nato male ma è proprio così che deve essere un partito che nasce indistintamente democratico e riformista (termini vuoti), non di sinistra, non cattolico, non di centro, ma di sinistra, cattolico e di centro al tempo stesso, del lavoro e dell'impresa, laico ma eticamente sensibile.
Il Pd non sarà mai la sinistra che manca. E che resta da fare.
martedì 17 febbraio 2009
Pd: cambiare tutto per non cambiare nulla
Pubblicato da
tino colacillo
a
09.04
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